1° Giorno
 

Partenza alla scoperta di Dakar, la prima cosa che si nota... è il traffico, una roba spaventosa, in confronto le nostre grandi città non sono niente.
Noto subito le bellissime ragazze Senegalesi... basta che mi guardo intorno e vedo stangone altissime, nerissime e bellissime, e dall'eccellente portamento, ad un tratto vedo gli uomini del gruppo a bocca aperta... poi col tempo ci facciamo l'abitudine e la chiudiamo !!!
Ci stiamo dirigendo verso il palazzo presidenziale, in stile coloniale, passando davanti alla camera di commercio vedo un manifesto con scritto qualcosa del tipo "L'impatto dell'Euro nella nostra economia"... eheheh... pure quà siamo arrivati.


Va beh... Arriviamo al palazzo presidenziale e si vede subito la bandiera a mezz'asta.
La guida locale ci ricorda che è morto da poco tempo uno degli uomini più importanti (nonché ex presidente) del Senegal, tale Léopold Sédar Senghor. Faranno molti giorni di lutto nazionale non appena la salma rientrerà dalla Francia.
In ogni modo il palazzo lo vediamo da fuori, non si entra.


Seconda tappa, la cattedrale principale di Dakar, niente di che... piuttosto spoglia, qualche rosone interessante.
A proposito, in Senegal c'è libertà di culto, anche se la stragrande maggioranza è mussulmana... c'è comunque molta tolleranza tra le religioni, come diceva spesso la nostra guida "noi prima di essere mussulmani (90%), cristiani (5%) o animisti (5%)... siamo negri ed abbiamo le nostre radici".
Praticamente l'integralismo islamico non esiste.


Si parte... passiamo davanti ad una moschea con un sacco di gente che sta facendo la fila, la cosa incuriosisce il gruppo e chiediamo lumi alla nostra giuda.
Praticamente stanno facendo la fila per prenotarsi il pellegrinaggio a La Mecca.
Viene fuori che non tutti possono andare, nel senso che ogni Stato ha un massimo di persone che può mandare, e siccome la richiesta supera l'offerta... si formano ste lunghissime code per prenotarsi (ricordo che il pellegrinaggio a La Mecca è uno dei comandamenti fondamentali del Corano).


Il giro prosegue... ci fermiamo in un posto dove la giuda ci fa: "adesso andiamo a vedere come si realizzano i quadri di sabbia"... ed io penso "ecco a mò come in tutti i viaggi cercano di venderti qualcosa....".
Io che sono più interessato al posto, mi svincolo con arte e maestria e me ne vado da solo a farmi un giretto nei dintorni, sempre tenendo sotto controllo l'autobus... ci manca solo che mi lascia a piedi. Ci sono negozietti a destra e a manca, gente che a dire il vero se la prende abbastanza comoda, non mi dà l'idea di persone che si ammazzino di fatica.
Solite belle ragazze con abiti lunghi e molto colorati, autobus strapieni di gente, la città è comunque molto movimentata.
Ripartiamo dirigendoci verso il porto, dove è previsto l'imbarco per l'isola di Gorée (protetta dall UNESCO) ed il pranzo.


Durante il viaggio in autobus si vedono scene di vita quotidiana, e la giuda conferma quello che avevo pensato io... cioè che quì non esiste lo stress, ed i tempi per qualsiasi cosa sono in genere molto lunghi, come nella maggioranza dei paesi africani.
Ok, si prende il traghetto per l'isola di Gorée, famosa perché uno dei punti principali di imbarco degli schiavi verso le Americhe.
Sbarchiamo sull'isola, e quì si affronta quella che poi sarebbe stata la prima di una lunga serie di prove di coraggio e forza di volontà... l'assalto dei bambini venditori di artigianato locale.
Una cosa mai vista, decine e decine di bimbetti (poi figuratevi, le scuole erano chiuse per le festività natalizie), che ci assalivano da tutte le parti, mi tiravano di quà e di là, sapevano pure qualche frase d'Italiano.
Volevano vendere di tutto, poi se non compravi chiedevano soldi, penne, orologi, e tutto il possibile e chiedibile ad un turista.
Attanagliati dalla fame (erano le 15), ci dirigiamo spediti verso il ristorante per il pranzo dove facciamo conoscenza della famigerata birra "Flag", di produzione locale, birra che ritroveremo in tutto il paese. Pranzo a base di pesce niente male.


Passiamo il pomeriggio visitando l'isola, con le sue viuzze strette, le sue case in stile coloniale e soprattutto la Maison des Esclaves, il posto dove gli schiavi erano rinchiusi nell'attesa delle navi che li avrebbero portati nel Nuovo Mondo.
Ovviamente tutta la visita passata a schivare i bimbetti. Volevo fare qualche foto, ma come tiravo fuori la macchinetta gli autoctoni mi facevano cenni di protesta, allora ne ho fatta solo qualcuna di straforo.


Poi come la guida ci ha lasciato tempo libero mi addentro sul cucuzzolo dell'isola dove trovo pure dei residui bellici un sacco interessanti.
Va beh... si ritorna sul traghetto e si va in albergo a cenare (sempre a base di pesce, che quì costa circa 1/10 della carne) e pennicare che la giornata è stata lunga ed irta di perigli.
Ah dimenticavo !! Durante il viaggio di ritorno ho acquistato una maschera in legno, dopo una trattativa estenuante durata quasi 45 minuti, sono riuscito ad abbassare il prezzo da 45.000 CFA (moneta locale) a 9.000 CFA (circa € 14), ma potevo fare di meglio.
La maschera è molto grande e bella e la trattativa è stata veramente interessante, un'esperienza da fare sicuramente.



Bene bene... ora se non ti sei stancato di leggere puoi andare al secondo giorno.... oppure a nanna.


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